LEZIONE di BORSA

Prima di tutto un saluto a tutti voi che avete scelto di partecipare ad una lezione o conferenza avente come argomento una materia così straordinariamente avvincente e comunque vasta per cui in una ora cercherò di spiegare che cosa si intende per Borsa e quali possono essere ritenute le sue origini.

Ho scelto e chiesto alla Unitre di Cecina, attraverso la disponibilità, direi squisita, del sig. Paolo Biasci, di poter, più che insegnare, di parlare di questo argomento, per me così affascinante e di cui il mio tempo libero si nutre e si appassiona da più di 30 anni. Ho scelto di fare questo in quanto dopo tanti anni di studi ed approfondimenti, il confrontarmi con chi è interessato all’argomento, son certo che come vasi comunicanti, ci arricchiamo reciprocamente. Non è la prima volta che faccio questo, in quanto nel passato ho fatto corsi sull’argomento, poi sospesi per mancanza di tempo. Adesso che sono più in la con gli anni è giunto il momento di dare spazio alla mia passione.

Mi presento: sono Pietro Campanelli, 63 anni, diploma di maturità scientifica, 10 esami sostenuti ad economia e commercio, tra le quali quello di Borsa ed Analisi Tecnica di Borsa. Ho la carica di vice presidente del CCN Marina di Cecina. Dal 1977 esercito la professione di agente immobiliare nella mia agenzia La Riviera. Ed adesso sono qui con voi come relatore sulla storia della Borsa.

 

C’era una volta la borsa è anche parte del titolo del mio libro scritto nel 2010 e pubblicato nel giugno 2011, di cui oggi mi permetto di fare a voi omaggio. Il titolo completo è “ C’era una volta la Borsa. Dove va la Borsa” in quanto mi prefiggevo in esso di capire quando effettivamente si fosse sentita nella storia dell’uomo l’esigenza di organizzare un luogo dove si scambiasse denaro contro lettera e poi nell’ultima parte andavo a fare una previsione analitica di come in futuro si fossero comportati i mercati finanziari ed in particolare il mercato azionario internazionale, con gli esempi del nostro FTSEmib e del vecchio e sempre autorevolissimo Dow Jones.

Ebbene nella prima parte andavo a concludere, dopo opportuna ricerca storica, che l’esigenza primordiale di un mercato organizzato per lo scambio denaro contro lettera si poteva far risalire nel luogo del Foro delle Corporazioni di Ostia Antica, dove venivano scambiati documenti contro danaro per l’approvvigionamento di merci provenienti dal lontano oriente o per il finanziamento di opere pubbliche quali ponti, acquedotti, strade, ma anche per finanziare compagnie che trasportavano merci dalle lontane province. I romani erano soliti pagare con monete d’argento e non con merce contro merce, in quanto non erano grandi produttori, bensì grandi importatori.

Quindi possiamo desumere che la prima borsa valori sia stata organizzata proprio nell’antica Roma, nel Foro delle Corporazioni di Ostia, dove operavano almeno 60 uffici in rappresentanza di altrettante compagnie e che quindi non possono essere considerati i primi scambi di Borsa quelli avvenuti lungo i canali di Bruges, come da più parti si afferma.

Ma che cosa si deve intendere per Borsa? Questo mondo straordinariamente affascinante, ma pieno di insidie?

Varie sono le risposte e ciascuno può scegliere quella che più le piace. Quella che al sottoscritto piace di più è quella che recita così: la Borsa è il canale ….:

Ma ce ne sono altre come: la Borsa è il luogo …..

Oppure più tecnicamente: la Borsa è l’istituzione organizzata da poteri privati …per lo scambio di titoli azionari, obbligazioni, merci, valute ecc..

Quindi la Borsa è il mezzo con cui le aziende si finanziano e gli investitori pubblici e privati investono il proprio danaro.

Ma per una migliore allocazione delle risorse, per un buon investimento è importante la scelta dello strumento in cui si va ad investire. Se si tratta di una azienda, una società dobbiamo conoscere la salute di quella società.

Quali sono le tipologie di analisi per capire quale sia l’investimento migliore?

Tre analisi …..

E poi la Borsa è come una donna di cui sei follemente innamorato, ma che più ti avvicini e …

La Borsa è come la pianta carnivora che ti attrae con i suoi odori …

La Borsa è quella cosa che ti affascina, ma che la notte non ti fa dormire …

La Borsa è una scommessa e quindi non è ciò che è adesso, ma ciò che sarà …

Riprendiamo la definizione del “canale” ….

 

Il nostro incontro si articolerà

in due parti:

 

 

1)    La prima parte riguarderà i concetti basilari del soggetto Borsa

 

2)     La seconda parte riguarderà invece la storia della Borsa

 

Il tempo è tiranno e difficilmente riusciremo ad ultimare entrambe le esposizioni

 

 

 

In questa mia esposizione

ci aiuteremo con una argomentazione visiva.

I vari concetti saranno esposti con il metodo infografico,

cioè illustrati con la scrittura, con grafici e figure

per poter meglio relazionare, ma anche

per far si che restino meglio impressi nella

memoria e fare poi i dovuti interventi.

La materia è vastissima ed avvincente.

In questa sede mi limiterò a spiegare i concetti basilari,

per quanto il tempo ce lo permetterà.

Se poi in base al vs interesse ci sarà un seguito,

approfondiremo anche il resto.

Entriamo subito nel vivo della materia:

 

 

        

           Il grafico serve a capire dove siamo in questo momento rispetto al passato …

Possiamo fare anche un confronto con il mercato immobiliare della casa …

 

 

 

 

Il mio viaggio in Borsa inizia ad aprile 1986…

Quelli furono anni molto significativi, guardiamo perchè:

 

 

 

Borsa, casa ed oro a confronto negli ultimi 40 anni

 

Che cosa è la BORSA ?

 

Ma che cosa si deve intendere per Borsa?

Questo mondo straordinariamente affascinante, ma anche pieno di insidie?

 

Il volano centrale del sistema economico finanziario di un paese, dove le società vanno a chiedere danaro per finanziarsi. NO Barilla, Ferrero, Ferrari.

 

Il luogo dove si incontra chi detiene il danaro e …

 

Il canale attraverso il quale tutti noi possiamo …

 

L’istituzione organizzata da poteri privati per lo scambio di azioni, obbligazioni, valute, merci, metallistrumenti finanziari in genere.

La Borsa è regolata e controllata dalla Consob, la commissione nazionale per le società e la Borsa

 

DERIVATI

massa monetaria circolante pari a circa 700.000MLD = 10 volte il PIL mondiale

 

In Borsa si trattano anche gli strumenti DERIVATI

I cosiddetti FUTURES

 

I derivati sono strumenti virtuali speculativi che riflettono il prezzo degli strumenti finanziari da essi derivati: azioni, obbligazioni, valute, commodoties

Essi hanno un effetto leva molto elevato in quanto si comprano e si vendono mettendo a garanzia solo una percentuale del prezzo effettivo. Analogie con i preliminari immobiliari.

 

 

Perché una azienda si quota in BORSA?

 

Una azienda si quota in BORSA per finanziarsi a titolo di capitale evitando così di pagare gli interessi, infatti … si vende una parte del proprio patrimonio

 

Finanziamento a titolo di capitale (titoli azionari)

Collocamento sul mercato primario di titoli azionari, porzione di capitale < 50% del capitale complessivo

(non paga interessi, ma dividendi in caso di utile operativo)

Finanziamento a titolo di credito (titoli obbligazionari)

Collocamento sul mercato primario di titoli obbligazionari

(paga interessi e si obbliga a restituire le somme ricevute ad una data scadenza)

 

Mercato primario e mercato secondario

Collocamento sul primario tramite un pool di banche e scambiato sul secondario “in pasto” agli investitori

 

 

 

Quale precauzione deve prendere colui che intende investire in BORSA?

 

Che la società azienda in cui intende investire goda di buona salute.

 

Deve verificare cioè i dati di Bilancio:

 utili, debiti, crediti, beni strumentali, commesse, prospettive ecc …

 

 

 

 

 

 

Che cosa ci hanno però insegnato i vari casi Parmalat, Cirio, Tripcovitch,

bond argentini, ecc … ?

 

Dati di bilancio difficili da reperire

 

Talvolta non sono nè attendibili e nè veritieri

 

Talvolta non sono divulgati tempestivamente

 

Il piccolo investitore viene spesso raggirato e male informato

 

 

 

Quali sono le tipologie di informativa?

 

Sono 3 le tipologie di informativa:

 

Informativa forte, informativa debole, informativa semiforte

 

L’informativa forte è rappresentata dai dati di bilancio

Difficile da reperire

 

L’informativa debole dalle quotazioni

Facile da reperire

 

L’informativa semiforte sulla qualità degli investitori sul mercato

Potenzialmente facile da reperire, ma molto riservata e poco divulgata

 

 

 

 

 

 

Investitori: mani forti e mani deboli

 

Le mani forti sono gli investitori che hanno la vista lunga, che sanno interpretare il grafico o che sono a conoscenza di notizie riservate e di bilancio

 

Le mani deboli sono rappresentate dai piccoli investitori che hanno la vista corta e che basano il proprio investimento sul sentito dire o su notizie riportate dai giornali

 

Per vista lunga si intende il guardare su ciò che sarà nel futuro e non su ciò che è sul momento, cioè adesso (vista corta)

 

 

 

Quali sono le tipologie di analisi per investire in BORSA?

 

Sono 3 le tipologie di analisi:

 

1) Analisi Fondamentale si basa sui dati di bilancio,

si serve dell’ informativa forte e si occupa del perché il fenomeno si muove in un certo modo.

 

2) Analisi Tecnica si basa sulle quotazioni visibili sullo strumento grafico,

 si serve dell’informativa debole e si occupa di come si muove un fenomeno, non del perché.

 

3) Analisi dell’opinione contraria si basa sulla tipologia degli investitori,

si serve di una informativa semiforte e si occupa di quante mani deboli e mani forti sono presenti sul mercato.

 

 

 

Esempio di “opinione contraria”:

si va a vedere dove si annidano le mani forti e dove le mani deboli

 

… ma i dati degli investitori sono molto poco divulgati e quindi l’opinione contraria non può essere usata dai piccoli investitori.

Perché si preferisce operare allora attraverso l’analisi tecnica?

 

Perché l’analisi tecnica si serve di informativa debole, cioè facile da reperire: le quotazioni.

Attraverso le quotazioni viene costruito il grafico.

 

Attraverso il grafico l’analisi tecnica studia l’andamento passato del fenomeno per prevederne la tendenza futura e, nel minor tempo, individuare l’inversione di tendenza.

 

 

Come si formano le quotazioni di Borsa?

 

Il prezzo o quotazione di Borsa è la risultante, la sintesi delle interpretazioni che gli investitori danno alle notizie che arrivano sul mercato, in particolare dei dati macroeconomici …

 

Quotazione di Borsa e valore economico reale

 

Più una Borsa è efficiente, più le notizie sono tempestive e veritiere e più la quotazione di Borsa si avvicina al valore economico reale di quella azienda.

 

 

Che cosa si intende per Trend?

 

Per trend si intende l’andamento di un fenomeno verso una certa direzione.

 

Il trend può essere:

 

al rialzo, se fatto di minimi e massimi ascendenti,

al ribasso, se fatto di minimi e massimi discendenti, laterale, se fatto di minimi e massimi in orizzontale

 

 

Quando si verifica in un trend, una inversione di tendenza?

 

Si ha inversione, quando viene rotta la linea di tendenza che unisce i minimi in un trend al rialzo ed i massimi in un trend al ribasso.

 

In un trend laterale la linea di trend può essere rotta sui massimi od anche sui minimi, in base al nuovo trend.

 

 

 

 

Sapete perché il TORO indica rialzo,

mentre l’ORSO indica ribasso?

 

 

 

Qual’é la teoria, forse più seguita ed accreditata in analisi tecnica?

 

La teoria delle onde di Elliott

Ingegnere ed analista tecnico vissuto a cavallo del 1900, uno dei padri dell’analisi tecnica

In base a questa teoria l’andamento dei fenomeni finanziari seguono un trend fatto di 5 onde con tendenza in una certa direzione e 3 onde di correzione.

Segue modello grafico

 

 

 

 

 

 

 

Catena di onde elliottane

 

Significativa inversione in cui si ha fallimento di onda 5 e conferma per rottura del canale con pull-back

 

Perché i piccoli investitori o “mani deboli” sono quasi sempre perdenti in Borsa?

 

 

Difficoltà operativa per alta volatilità delle quotazioni

 

Mancanza di disciplina

 

Disparità di conoscenza e di strumenti rispetto alle mani forti.

 

Ritardo sull’operatività in quanto il ciclo borsistico anticipa sempre il ciclo economico di almeno 6 mesi. I piccoli seguono le notizie del ciclo economico e quindi sono sempre in ritardo.

la Borsa è una scommessa su ciò che sarà e non su ciò che è adesso ed anticipa il ciclo economico di alcuni mesi

 

 

Come diceva H.D. GANN: niente di nuovo sotto il sole, ciò che è stato sarà … !

Gli errori umani si ripetono, perché questi fanno parte della loro natura !

 

Ciclo di Borsa e ciclo economico

Mani forti e mani deboli nelle varie fasi del ciclo di borsa

e così il ciclo emozionale per i piccoli investitori si ripete!

Le mani deboli si fanno prendere da EUFORIA nei punti di massimo e da DEPRESSIONE nei punti di minimo

 

 

 

Ma se invece abbiamo fatto la scelta giusta,

quale ritorno ha l’investimento in BORSA?

 

 Comprando titoli azionari  leghiamo il nostro risparmio alle sorti di una azienda e se abbiamo

scelto bene, abbiamo un ritorno sotto forma

di dividendi e di capital gain.

 

Di dividendi se la società avrà generato utili.

Di capital gain se, tra l’acquisto e la vendita, o viceversa, la quotazione si sarà apprezzata.

 

 

Esempio di concetto di “doppia funzione” dell’investimento azionario:

 

1)  Se compro FIAT contribuisco a finanziare una azienda ed a creare benessere e posti di lavoro nell’azienda Fiat e nel sistema economico.

 

2)  Se ho scelto bene avrò un ritorno  in termini di dividendi e capital gain con cui potrò a mia volta comprare un’auto FIAT … e contribuire doppiamente alla buona salute dell’azienda in cui acquisto l’auto e di conseguenza nel sistema economico.

 

Non solo contribuisco al benessere investendo in una azienda, ma incremento il mio potere di acquisto se ho scelto l’azienda giusta.

 

 

 

Dopo questa dovuta introduzione volta a dare una base sul reale significato della Borsa,

siamo pronti adesso per andare a vedere da

quando l’uomo inizia a sentire l’esigenza di organizzare un luogo di contrattazioni

e da quel momento e fino ai giorni nostri,

andiamo a rivivere tutta la storia di questo mercato così avvincente e straordinario, ma anche così pericolosamente insidioso, attraverso le varie tappe, epoche e personaggi che lo hanno influenzato.

 

 

 

Cronologia delle varie fasi, concetti, personaggi ed episodi

che si sono succeduti nella storia della Borsa, ripresi dal mio libro “C’era una …

 

 

Dove possiamo far risalire la prima Borsa ?

Nella Roma antica, Ostia rappresentava il centro per l’organizzazione dei traffici commerciali di tutto l’impero.

  Dal I al III sec. d.C. nel Foro delle Corporazioni di Ostia, che con l'imperatore Claudio, divenne un vero e proprio portico con colonne, attraverso 64 uffici di rappresentanza, si scambiavano titoli obbligazionari emessi dallo stato per la costruzione di opere pubbliche e si scambiavano anche contratti per la compravendita di merci e prodotti che arrivavano da molto lontano. Si scambiavano inoltre titoli di spedizioni organizzate per il trasporto di prodotti dal lontano Oriente.  Non si importava solo grano, ma anche olio d'oliva, vino, marmo, papiro, ceramica, vetro, lana, stoffe, cuoio, avorio, miele, frutta e diversi metalli, oltre a bestie feroci per spettacoli gladiatori.  

 

 

La prima Borsa

Nonostante che la storia faccia risalire ai primi anni del 1500 i primi scambi di Borsa, con queste premesse possiamo invece ritenere che il primo luogo organizzato in termini di Borsa sia già presente all’epoca della massima espansione dell’impero romano intorno all’anno 0-100 d.C. in quanto il Foro delle Corporazioni di Ostia costituiva il luogo in cui funzionari privati e statali, finanzieri e mercanti organizzavano il commercio di merci e prodotti che venivano dalle lontane province e dal lontano oriente e contrattavano altresì commesse e  finanziamenti per opere pubbliche e per il finanziamento delle spedizioni per il trasporto dal lontano Oriente.

 

 

Il Foro delle Corporazioni di OSTIA

Ostia antica Teatro e Foro delle Corporazioni 

Solitamente i romani organizzavano centri politico culturali con la presenza di un teatro, le terme ed un tempio ed in questo caso anche di un luogo organizzato per il commercio, 64 uffici. Ogni volta che si concludeva un affare si era soliti ringraziare la dea Cerere che era la dea degli affari con un dono.

 

Caduta dell’impero romano

 

Dopo la caduta dell’impero romano d’occidente 476 d.C. ad opera delle popolazioni barbariche, seguirono i secoli bui del Medioevo, ancor più bui quelli dell’alto medioevo e cioè quelli che vanno dal 500 al 1000, dove le popolazioni si nascondevano nelle foreste per sfuggire alle orde barbariche e dove si produceva il quanto bastava per i propri bisogni, senza dar spazio al commercio. Tutto o quasi veniva costruito con strutture in legno o terra e niente di questo ha lasciato traccia in questo periodo.

 

 

Nel basso medioevo invece, a partire dal X secolo la vita ricomincia a scorrere e con essa rifiorisce anche il commercio, l’arte e la cultura.

 

 

 

 

Le prime FIERE

 

Ciò che a noi resta del Medioevo, infatti, chiese, castelli e borghi costruiti in pietra risulta datato dall’anno 1000 in poi. Nelle piazze di quei borghi così ricostruiti, si cominciò a sentire l’esigenza di organizzare fiere (feste) e ricorrenze. Si iniziò di nuovo a scambiare merci come stoffe e spezie la cui consegna non era sempre immediata, in quanto provenienti da luoghi lontani.

Le prime fiere furono quelle della regione dello Champagne, in Francia. Esse fiorirono tra il 1100 ed il 1200 in sei città diverse ed erano specializzate soprattutto nei tessuti di Fiandra.  Queste erano fiere periodiche con cadenze da due a quattro volte l’anno.

Con il passare del tempo il commercio divenne sempre più fiorente e così anche le fiere si diffusero in varie regioni con cadenze sempre più ricorrenti.

 

Fibonacci  Pisa, 1170- Pisa,1250

 

Nella seconda parte del Medioevo, che suole distinguersi dal buio della prima per il rifiorire del commercio, dell’arte e della cultura visse un matematico di rilevante importanza: Leonardo Fibonacci detto Leonardo da Pisa (Pisa, 1170- Pisa,1250)  (Fibonacci sta infatti per filius Bonacii),

 Fibonacci2.jpg

il padre, un ricco mercante della Repubblica pisana si chiamava infatti Bonacci. Viaggiò molto e per il commercio si spinse fino a Costantinopoli. Grazie a quei viaggi, con la sua opera Liber Abaci, opera in quindici capitoli introdusse per la prima volta in Europa  le nove cifre, da lui chiamate indiane e il segno 0.

 

 

La successione dei numeri di Fibonacci

     Fibonacci è anche noto per la sequenza di numeri da lui individuata e conosciuta, appunto, come successione di Fibonacci in cui ogni termine,  è la somma dei due che lo precedono: 

0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144  ...

Sembra che questa sequenza sia presente in diverse forme naturali (per esempio, negli sviluppi delle spirali delle conchiglie).

Essa costituisce anche uno strumento di riferimento e di rilevante importanza in analisi tecnica per lo studio dell’andamento dei mercati finanziari, quando si parla in particolar modo dei rintracciamenti e delle medie mobili.

 

 

Le prime banche in Europa

Con il fiorire dei commerci vengono fondate le prime banche.

Ed è a  Genova che nel 1406  viene  fondata la prima banca in Europa:

la Banca di San Giorgio.

Seguì la banca Monte dei Paschi di Siena fondata nel 1472  e poi :

  • Tavola Pecuniaria di Palermo, fondata nel 1552
  • Cassa depositi di Napoli (Banco di Napoli) fondata nel 1584
  • Berenberg di Amburgo fondata nel 1590
  • Stockholms Banco fondata nel 1657
  • Child & Co di Londra fondata nel 1664
  • C.Hoare di Londra fondata nel 1672
  • Coutts di Londra fondata nel 1692
  • Bank of Scotland fondata nel 1695
  • Bank of New York fondata nel 1784
  • The Bank of the Manhattan Company
  • in seguito JPMorgan&Co. fondata nel 1799
  • N M Rothschild di Londra fondata nel 1811
  • Banco delle due Sicilie fondato nel 1816

 

La prima vera e propria compravendita di titoli

La nascita delle prime banche va di pari passo con la rinascita degli scambi per la compravendita di titoli. La storia fa risalire infatti la prima vera e propria compravendita di titoli negli anni intorno al 1500, nella città fiamminga di Bruges. E proprio a Bruges, considerata la Venezia del nord, venne organizzato questa sorta di mercato. Oltre che lungo i canali si contrattavano titoli principalmente in una piazza, davanti ad un palazzo sulla cui facciata erano scolpite tre borse che rappresentavano lo stemma di famiglia dei Van De Bourse, una famiglia di banchieri di origine veneziana, i Della Borsa, da cui si fa derivare, appunto,  il nome attuale di "borsa". A Bruges si scambiava il danaro contro la lettera, tutt’ora in voga. Chi comprava offriva danaro e chi vendeva offriva la lettera che era il documento con il quale si impegnava a consegnare una certa quantità di merce ad una certa data ed ad un certo prezzo. Oltre a questa sorta di futures si scambiavano titoli del debito pubblico, operazioni di prestito a  favore di monarchi e municipalità. Dopo Bruges, fu Anversa la prima vera BORSA organizzata all’ interno di un edificio. Con l’avvento delle Compagnie Coloniali o Compagnie delle Indie, intorno al 1600, fu invece Amsterdam  a costituire nel 1609 il più grande centro di affari e la prima borsa moderna d'Europa.

 

 

LE COMPAGNIE delle INDIE   o 

COMPAGNIE COLONIALI

 

 

Le compagnie delle Indie erano società di capitali, come le ns S.P.A.

Le maggiori erano di nazionalità inglese, olandese e francese.

Si componevano di circa 100-200 soci con a capo un governatore e tra il 1600 ed il 1800 avevano ricevuto dai rispettivi governi nazionali, la concessione del monopolio per il commercio dalle colonie che andavano dalla Turchia alle Molucche a oriente e dalle coste dell’america settentrionale alle coste dell’america centro meridionale a occidente e dalle quali commerciavano spezie e prodotti locali.

 

 

 

 

 

Le rotte delle Compagnie delle Indie

 

 

 

 

Compagnie delle Indie ed importanza delle Borse

 

 

L’ importanza di queste compagnie fu tale che all’inizio del 1800 la compagnia Inglese superò per volume di affari il prodotto interno lordo di tutta l’Inghilterra. Mai accaduto un tale fenomeno nella storia dell’ economica internazionale per cui una società superasse il volume di affari dell’ intera nazione.

Con il grande sviluppo di questo commercio crebbe anche l’importanza della funzione e del ruolo delle varie Borse, intese come luogo di incontro tra chi deteneva il risparmio e chi invece ne aveva bisogno per finanziare il proprio commercio.   La Borsa era quindi il canale attraverso il quale si faceva confluire il risparmio per finanziare il commercio di queste Compagnie sempre più ricche. La Borsa era anche il luogo dove si scambiavano il denaro con la lettera per la compravendita di merci che non erano disponibili sul posto, ma che venivano da così molto lontano. Tra questi prodotti i bulbi dei tulipani, che furono importati dalla Turchia alla fine del 1500, ebbero un ruolo di rilevanza unica. Questi fiori furono talmente apprezzati in Olanda ed in Inghilterra che per ben 2 secoli furono considerati uno status simbol per chi poteva permettersi di comprarli. Nella prima metà del 1600 sui tulipani si generò, forse, la più grande BOLLA SPECULATIVA di tutti i tempi.

 

 

 

Le CANDELE  GIAPPONESI

Munehisa Homma, SZ-Grafik

Fu in questa epoca e più precisamente nella seconda metà del 1700 che fu fatta una grande e significativa scoperta nell’ambito della analisi e della rappresentazione grafica dei mercati. In quel tempo del mercato del riso. Si deve infatti ad un giovane giapponese di quel tempo Muneisha Homma 1724-1803, la scoperta o l’invenzione delle efficacissime ed attualissime Japanese Candles o Candele Giapponesi con le quali si suole rappresentare l’andamento di un certo fenomeno in un dato arco temporale, prendendo in considerazione il dato di apertura, chiusura, minimo e massimo. Le candele giapponesi, in tutta probabilità, costituiscono il primo vero strumento nella storia dell’analisi tecnica e risulta ancora oggi più che mai importante ed efficace e significativo per lo studio dell’andamento grafico di un fenomeno e per la conseguente tempestiva individuazione della sua inversione di tendenza tanto “cara e preziosa” agli investitori.

 

Con una sola candela è difficile individuare l’inversione di tendenza, cosa che è invece più facile con la combinazione di più candele.

 

 

PATTERNS

 

 

LA BELLE EPOQUE

 

Concluso il lungo, avvincente e florido periodo delle

Compagnie delle Indie durato oltre 2 secoli, subito dopo,

nella seconda metà del 1800, inizia uno dei più interessanti

periodi che l’uomo possa ricordare

 

 

 

 

 

Manifesti tipici dell’epoca

 

Concluso il lungo, avvincente e florido periodo delle Compagnie delle Indie durato oltre 2 secoli, subito dopo, nella seconda metà del 1800, inizia uno dei più interessanti periodi che l’uomo possa ricordare

 

 

 

     

 

La BELLE EPOQUE,

 

così come la chiamavano i francesi è l’epoca delle grandi innovazioni, delle grandi invenzioni, delle grandi scoperte: del telegrafo, della corrente elettrica, delle ferrovie, dell’automobile, del volo, del cinema, della radio, del telefono, della fotografia, ecc… E’ questa l’epoca delle tante invenzioni ed innovazioni e tra queste una tra tutte risultò di grande importanza per la Borsa o meglio per l’informativa e la comunicazione delle notizie e delle quotazioni in tempo reale: il TELEGRAFO.

 

 

 

 

 

 

 

L’importanza del telegrafo per la Borsa

 

 L’invenzione del telegrafo fu di grande importanza per la storia della Borsa, in quanto si riuscì così a trasmettere le quotazioni in tempo reale da una parte all’altra del mondo, attraverso la telescrivente. È proprio in questo periodo che sono nati e cresciuti i più grandi studiosi ed i più autorevoli analisti della Borsa e dei mercati finanziari. Con il telegrafo, essi infatti potevano venire in possesso delle serie storiche dei dati delle quotazioni dei vari titoli. Potevano così costruire gli indici azionari che ancora oggi sono in essere sui mercati finanziari, il primo ed ancor oggi il più importante fu l’indice industriale americano che si basava  inizialmente sui 12 più importanti titoli: il Dow Jones.  Il Dow Jones primordiale si fa risalire al 1884.

 

L’indice più rappresentativo della Borsa americana

 

I PADRI dell’ ANALISI TECNICA di BORSA

 

Il grafico dell’indice americano DOW JONES è noto dal 1885 circa ed è il grafico di più lungo periodo di un indice azionario di cui oggi disponiamo.

Vissero e si formarono a partire da questo periodo, i padri dell’analisi tecnica la disciplina per lo studio dell’andamento dei mercati finanziari, attraverso il grafico e gli indicatori che ne derivano.

 

             

Charles Dow 1851-1902         R.N.Elliott 1871-1948        W.D.Gann 1878-1955

 

 

 

 

Charles Dow (1851-1902), fondò nel 1896 il Wall Street Journal e costruì, insieme a Edward Jones, l’indice più rappresentativo in America, il Dow Jones, a quel tempo costituito da 12 titoli, quasi tutti industriali del settore ferroviario, dei quali solo General Elettric risulta ancora in essere.Dow Jones deriva infatti dai cognomi dei due studiosi: DOW e JONES. Le teorie e gli studi di Charles DOW considerato il padre per eccellenza dell’ analisi tecnica, si basavano su principi ancor oggi validi ed attuali.  I principi basilari della teoria di Charles Dow erano i seguenti: 1)- il prezzo di Borsa rappresenta la sintesi, il risultato delle interpretazioni che gli investitori danno alle notizie che arrivano sul mercato e pertanto il grafico che rappresenta l’andamento delle varie quotazioni sugli assi cartesiani, sconta tutte le possibili notizie.  2)- un trend resta in essere fino quando non interviene un fattore esterno a farne invertire la rotta. In analisi tecnica l’andamento del mercato segue un trend rialzista fino a che non viene rotta al ribasso la trend line che congiunge due o più minimi consecutivi ascendenti, mentre  un trend ribassista resta in essere fino a che non viene rotta al rialzo la trend-line discendente che congiunge due o più massimi consecutivi discendenti. Per TREND si intende l’andamento nel tempo di un certo fenomeno in una certa  direzione, solitamente con fluttuazioni più o meno marcate all’ interno di un canale che può essere ascendente, discendente o laterale. 3)- il trend si divide in trend primario, solitamente pari al ciclo economico, circa 1-2 anni, in trend secondario pari a 2 mesi 1 anno ed in trend minore o terziario pari a 1 settimana - 2 mesi. 

Ralf Nelson ELLIOT (1873-1948) fu lo studioso delle onde. Egli estrapolò dai grafici la teoria delle onde che prende il suo nome, per la quale l’andamento di qualsiasi fenomeno in evoluzione è costituito da 8 onde di cui 5 in tendenza rialzista (1.2.3.4.5) e 3 in correzione A.B.C.

Se Charles Dow è considerato il padre dell’analisi tecnica, le cui regole sono attualissime e validissime ancora oggi, se Ralf Nelson Elliot è considerato il teorico per eccellenza dei movimenti di un fenomeno,  William Delbert GANN 1878-1955 è considerato invece il più grande trader di tutti i tempi. Gann metteva alla base dei suoi successi l’insegnamento della BibbiaNiente di nuovo sotto il sole, ciò che è stato sarà … “. Per dire che gli errori umani si ripetono nel tempo e si concretizzano in onde e configurazioni ricorrenti da sfruttare in analisi tecnica al fine di individuare tempestivamente l’inversione di tendenza di un fenomeno. Durante la grande depressione del 1929 e negli anni a seguire, quando tutti o quasi lamentavano enormi perdite, GANN riuscì ad arricchirsi come nessuno, sfruttando i suoi metodi vincenti. Dopo la sua morte tutti i più accaniti studiosi hanno cercato di capirne i segreti, ma forse GANN se ne portò una buona parte nella tomba. Ai posteri è così rimasta solo una opera incompleta che ancora oggi risulta essere oggetto di studio !

 

 

 

LE BOLLE SPECULATIVE

“o gli eccessi della Borsa”

 

Si crea una bolla speculativa quando i prezzi si gonfiano a dismisura senza una apparente e giustificata ragione intrinseca

Vediamo adesso di raccontare la storia di due grandi BOLLE SPECULATIVE a 400 anni di distanza, l’una dall’altra:

la BOLLA dei Tulipani nel 1600 e

la BOLLA Internet  nel 2000

  

La bolla dei Tulipani

 

 

Semper Augustus

 

La Bolla dei tulipani è stata probabilmente la prima grande bolla speculativa documentata nella storia dei mercati finanziari.

Nella prima metà del 1600, nei Paesi Bassi la domanda di bulbi di tulipano raggiunse un picco così alto che ogni singolo bulbo di tulipano raggiunse prezzi enormi, elevatissimi.

 

 

 

I tulipani arrivarono in Olanda nel 1562,

con un carico giunto da Costantinopoli. L’interesse per questo fiore dalle diverse colorazioni (ne esistono circa 160) divenne una vera e propria mania che negli anni si trasformò in una smodata e insensata ricerca degli esemplari più “ rari”. Maturò l’idea che tali fiori fossero pregiati, e qualcuno cominciò a suggerirne l’acquisto in un’ottica speculativa, considerato che il prezzo andava aumentando col tempo (un po’ come avviene per i metalli preziosi o gli oggetti d’arte).

Questo fiore divenne rapidamente una merce di lusso e uno status symbol.

I prezzi arrivarono a livelli insostenibili.

 

 

 

 

Nel 1623, un singolo bulbo di un famosa specie di tulipano poteva costare anche un migliaio di fiorini olandesi (il reddito medio annuo dell'epoca era di 150 fiorini). I tulipani erano scambiati anche con terreni, animali vivi, e case. Presumibilmente, un buono speculatore poteva anche guadagnare seimila fiorini al giorno.

Nel 1635, fu registrata una vendita per 100.000 fiorini. Per comparazione, una tonnellata di burro costava circa 100 fiorini e "otto maiali grassi" costavano 240 fiorini. Un prezzo record fu pagato per  il bulbo più famoso, il Semper Augustus, venduto ad Haarlem per 6000 fiorini, 70.000 euro di oggi.

Chrispijn Munting, cronista di quel tempo della Gazzetta di Harlem ( Amsterdam), così raccontava un fatto al quale aveva assistito un giorno del 1635:

"Oggi un contadino ha acquistato un singolo bulbo del raro tulipano chiamato Vicerè, pagando per esso: otto maiali, quattro buoi, dodici pecore, due carichi di grano, quattro carichi di segale, due botti di vino, quattro barili di birra, due barilotti di burro, mille libbre di formaggio, un letto completo di accessori, un calice d'argento e un vestito, per un valore totale di 2.500 fiorini".

La somma che il contadino pagò per quel bulbo, al valore attuale, è di poco inferiore ai 30.000 euro.

Siamo nel 1635, all’apice di quel periodo che passò poi agli annali della storia con il nome di Tulipomania.

Nel 1636 il mercato dei tulipani, aveva aperto empori anche nelle Borse di diverse città e l’entusiasmo era quello che di solito caratterizza i giochi d’azzardo, con moltissime persone che effettuavano scommesse sull’aumento o la diminuzione delle scorte di bulbi, un pò come avviene per i contratti futures di oggi. La gente era convinta che quella passione generale per i tulipani sarebbe durata in eterno e che da tutto il mondo sarebbero fioccati ordini di persone abbienti per le quali nessun prezzo sarebbe stato troppo alto.  E fu così che il denaro arrivava da tutti i paesi. Intere proprietà venivano liquidate per comprare bulbi e, di fatto, questo costituì la leva finanziaria per contrarre sostanziosi mutui. Anche nelle città più piccole, in cui non era presente una Borsa, venivano allestiti empori e organizzati “ sontuosi ricevimenti” a cui gente d’ogni estrazione sociale partecipava per negoziare la preziosa merce.

Alcuni commercianti vendevano bulbi che erano stati appena piantati o quelli che avevano intenzione di piantare (sostanzialmente dei futures sui tulipani). Questa pratica fu soprannominata "commercio del vento". Un editto statale del 1610 fece diventare illegale questo commercio rifiutandosi di riconoscere come legali questo genere di contratti, ma la legislazione non riuscì a far cessare questa attività. Si finì così per commerciare "tulipani di carta", denaro contro lettera, vale a dire solo gli atti scritti di acquisto, secondo il ben noto e rischioso gioco di Borsa. Le frodi, poi, erano all'ordine del giorno in quanto non si poteva certo stabilire dall'aspetto del bulbo se il tulipano sarebbe stato quello della qualità e specie dichiarati dal venditore.

A settembre del 1636 i prezzi iniziarono a salire vertiginosamente. L’andamento rialzista proseguì nei mesi di novembre, dicembre e gennaio raggiungendo valori esorbitanti. Il crollo arrivò nel febbraio del 1637. Dire quale fu la causa che invertì la tendenza resta impossibile, resta il fatto che qualcuno cominciò a sbarazzarsi dei bulbi di tulipano, scuotendo le certezze degli altri operatori, i quali di lì a poco furono preda della nevrosi e del panico e diedero inizio a forsennate vendite che trascinarono i prezzi ai minimi (come una molla tirata al massimo che torna indietro repentinamente senza essere trattenuta in quanto eccessivamente tirata precedentemente).

La bolla scoppiò. Si incominciò a pensare che la domanda di tulipani non avrebbe potuto più mantenersi a quei livelli, e questa opinione si diffuse man mano che aumentava il panico. Alcuni detenevano contratti per comprare tulipani a prezzi dieci volte maggiori di quelli di mercato (ormai crollato), mentre altri possedevano bulbi che valevano un decimo di quanto li aveva pagati. Centinaia di olandesi, inclusi uomini di affari e dignitari, si rovinarono finanziariamente.

La folle corsa verso il rialzo si era dunque arrestata nell'arco di pochi giorni. Nel breve volgere di sei settimane i prezzi crollarono del 90%: i bulbi di tulipano presto scesero a meno di un euro cadauno. Immaginate di aver speso 50.000 euro per un bulbo e di vedere ridursi il suo valore a pochi euro nel giro di pochi giorni !

 

 

 

 TULIPANI  =  INTERNET

 

Dopo 400 anni la bolla si ripete!

 

Poco più di 10 anni or sono, iniziavamo a collegarci in RETE. Con internet il mondo diventava più piccolo e tutto era alla nostra portata. Con internet i commerci erano facilitati e così tutto ciò che riguardava internet, oppure tutto ciò che solo sfiorasse INTERNET era enormemente interessante !!

Salì così a dismisura la febbre da Internet, in Borsa!

Ecco che cosa accadeva alla matricola FINMATICA,

FINMATICA era società fornitrice di software applicativo che realizzava prodotti e soluzioni nei settori finanziario, tecnologico, sanità, banche assicurazioni, trasporti, elettricità, logistica ecc…

 

 

Ecco che cosa si leggeva in un articolo del Corriere della Sera di quel tempo

 

 

Febbre da Internet
Finmatica sospesa in Borsa


Rispetto al prezzo di collocamento rialzo "virtuale" del 600%
Il settore ha già fruttato guadagni per 7 mila miliardi


… ecco cosa accadeva in borsa il 24 Novembre 1999 :

 

MILANO - Oggi 24.11.1999, la nuova matricola Finmatica non è riuscita a fare prezzo in quanto, al primo giorno di quotazione essa risulta richiesta con un rialzo pari a sei volte il prezzo di collocamento (collocamento = mercato primario, trattazione in borsa = mercato secondario). Oltre a Finmatica, quattro titoli high tech sospesi al rialzo: Opengate, Sanfaustino, Prima Industrie e Tecnodiffusione. Alle 15,30 Finmatica segnava un prezzo teorico a 30 euro, pari a un rialzo del 600 per cento rispetto al prezzo di collocamento a 5 euro.   Di recente Tiscali, matricola del nuovo mercato, è riuscita ad aprire con un rialzo del 50 per cento al quarto tentativo dopo qualche ora di sospensione. Il presidente di Finmatica, Pierluigi Crudele ha definito oggi la corsa alle azioni "una caccia al tesoro dove il tesoro esiste veramente. Non tutti lo troveranno, ma chi lo trova diventerà veramente ricco”. Quanto al prezzo, Crudele ha aggiunto che "il prezzo è stato deciso guardando solo ai fondamentali di oggi. Senza scontare le prospettive internet e quant'altro".  Il titolo riproverà ad aprire domani ripartendo dal prezzo di collocamento. Guadagni per oltre 7 mila miliardi di lire in poche settimane. Tanto ha fruttato la moda di Internet alle sette matricole high-tech di Piazza Affari. Il grosso dei guadagni lo ha intascato Renato Soru e i Tiscali-people, che dal collocamento hanno visto crescere la capitalizzazione dell'azienda sarda di quasi 4 mila miliardi grazie a prezzi quadruplicati in meno di un mese. Se il titolo Finmatica riuscirà a far prezzo a 30 euro (+600 per cento) il guadagno, in una sola seduta, supererà 2.300 miliardi. Minori ma non trascurabili gli incassi degli altri titoli del Nuovo Mercato: Tecnodiffusione cresciuta di 200 miliardi per capitalizzazione, Opengate di 193 miliardi, Poligrafica S.Faustino di 140 miliardi, Prima Industrie di circa 100 miliardi.  Bene anche Olidata con 133 miliardi.

 

 

Quindi riepilogando:

nel novembre 1999 Finmatica fa il suo esordio alla Borsa Valori di Milano, con una prima quotazione di esordio superiore del 600% rispetto al prezzo di collocamento, vale a dire da 5 euro a 30 euro. In quel periodo Finmatica risultava essere la sesta società di software in Europa per capitalizzazione. Il Gruppo Finmatica risultava guidato da un team di manager di comprovata esperienza, con a capo il presidente PierLuigi Crudele.

 

 

 

 

Chi era a quel tempo Pier Luigi CRUDELE e che cosa si diceva di lui.

 

Febbraio 2000

 

….. sono le banche di tutto il mondo a cercarlo, sono milioni di risparmiatori a inseguirlo. In due giorni, Pierluigi Crudele, 47 anni, salernitano, è diventato con le sue aziende l'uomo d'oro della Borsa, capace di guadagnare tremila miliardi in un'ora, così come è successo nella seconda giornata di quotazione della sua Finmatica.  

Cifre da capogiro!


        

Ecco cosa si leggeva invece sul  Corriere della Sera solo 4 anni dopo,

il 25 Gennaio 2004

“Finmatica nella bufera, il titolo sospeso in Borsa, arrestati Crudele e Bottari”.

L' ex presidente e il suo braccio destro ai domiciliari. Investitori ingannati sui conti dell' azienda. … Il titolo resta sospeso.

La società Finmatica spa, holding del gruppo, una «stella» nel firmamento della new economy, capogruppo di una galassia di 22 aziende in tre continenti con 900 dipendenti, viene dichiarata fallita a Brescia il 9 dicembre 2004.

Muore così, dopo soli quattro anni di quotazione, l’ azienda il cui titolo ebbe in un solo giorno la più alta escursione di prezzo al rialzo nella storia della Borsa valori.

 Ed ancora una volta i piccoli investitori perdono tutto quanto investito, senza speranza.

 

 

 

 

 

Vediamo adesso la storia di un’altra azienda legata ad internet:

 

TECNODIFFUSIONE

azienda con sede a Ponsacco.

 

Negli anni 80 Luciano Panichi veniva a Marina di Cecina presso la mia agenzia a prendere un appartamento in affitto per la stagione estiva. Aveva un negozio a Ponsacco nel quale assemblava e vendeva computer nella sua zona. Nel 1988 con la denominazione Sylicon Systems Srl, mise su una azienda che pian piano si diffuse a livello regionale e poi a livello nazionale. Nel 1997 variava la propria denominazione sociale in Tecnodiffusione

Con queste interessanti prospettive, nell’ottobre 1999 Tecnodiffusione viene quotata in borsa  presso il Nuovo Mercato attorno ai 12 euro per azione. Il titolo si portò subito in pochi giorni intorno ai 40 euro per azione e dopo neanche 6 mesi le azioni della Tecnodiffusione raggiunsero la massima e stratosferica quotazione di circa 300 euro per azione con altissima volatilità, come ben si evince dal grafico che segue.

 

 

 

 

 

 

 

Nel grafico, l’andamento di Borsa di Tecnodiffusione nei primi sei mesi:

 

 

 

 

 

 

Nel 2004, dopo soli 4 anni dalla quotazione,

ecco cosa si leggeva di Tecnodiffusione !!

 

 

  Il 20/09/2004 il Tribunale di Pisa dichiara lo stato di insolvenza della società Tecnodiffusione Italia SpA. Il 13 novembre 2000 Tecnodiffusione Italia Spa emise anche un prestito obbligazionario equivalente a circa 50 miliardi di vecchie lire, per la precisione 46.413.017.784 lire di valore nominale, con scadenza nel 2005: l’obbligazione venne contrattata a partire dal 27/11/2000 presso la Borsa Valori Italiana, ma come le azioni della capogruppo, l’obbligazione venne tuttavia sospesa dalle contrattazioni nel 2004, ed alla scadenza rimase insoluta.

 

 

 

Sul Corriere della Sera di quei giorni si leggeva:

 

“Tecnodiffusione, ennesimo bidone spalmato sul parco buoi”. Come oramai da triste copione, anche questo ennesimo fallimento venne inesorabilmente "spalmato" sul parco buoi, ovvero sul pubblico dei risparmiatori privati, che ancora una volta, videro i propri risparmi investiti in Borsa,      

                               dissolversi nel nulla !

 

 

Marzo 1987: STORIA di UN BORSINO a Cecina

Ecco cosa accadeva la mattina del 17 Marzo1988 nel borsino di una banca di Cecina. Gli anni 80 e 90 furono gli anni dei borsini. A quei tempi non si inserivano gli ordini on line, ma si andava in banca o si telefonava per inserire gli ordini di compravendita. Le banche mettevano a disposizione della clientela e degli investitori una stanza con al centro un monitor dove scorrevano in tempo reale le quotazioni dei vari strumenti finanziari. Quella mattina alle 9.30 il borsino era già affollato. Affollato per dire che in una stanza di 4x3 eravamo già in 5 o 6 a puntare il video. Il borsino di allora era inteso come un ritrovo dove si parlava di borsa, ma anche dove si scherzava e si rideva di questo e di quello. Ugo M. era uno di noi. Insegnava ragioneria, ma soprattutto era un simpatico genio, di quelli che avevano tanta fantasia e capacità, ma che però alla fine non avevano costanza in ciò che facevano. Ugo era un tipo stravagante di medio piccola statura, piuttosto magro, con barba incolta e capelli scuri anni settanta, sigaro in bocca, sorriso di chi la sa lunga e battuta e barzelletta sempre pronte. Quelle sul sesso femminile andavano per la maggiore ! Aveva già inciso un disco di un certo successo e fondato una radio locale. Aveva un personal computer, un Olivetti dei primi tempi e con il vecchio Lotus 123 immetteva le quotazioni e stampava i grafici. Fu proprio Ugo ad iniziarmi all’ analisi grafica. A quel tempo anche io facevo grafici, ma su carta millimetrata e tutti i giorni inserivo una quotazione, facevo il fatidico trattino tra un giorno e l’ altro e tiravo le linee di tendenza. Un giorno Ugo mi invitò a casa sua e per me vedere stampare quei grafici fu veramente una piacevole scoperta. Quella mattina Ugo arrivò al borsino con il suo inseparabile sigaro tra le dita della mano sinistra ed un foglio ben in vista sulla mano destra ed esclamò convinto: “ Vedete, questo grafico parla come un bimbo, la borsa sale e salirà!” Sei mesi prima avevamo vissuto il crollo di Wall Street in cui il 19 ottobre 87 il Dow Jones perse la bellezza del 22% in una notte ! La perdita più ampia mai registrata tra i principali indici internazionali. Il nostro indice Comit era sprofondato da 908 del 19 maggio 1986 a 424 del gennaio 1988. Già in corrispondenza di quei minimi, Ugo M. aveva venduto allo scoperto le Montedison al suo minimo di 80 lire e per questo motivo noi del borsino chiamavamo in tono burlesco “la buca di Ugo” quella sorta di inversione a V  dai minimi. Negli ultimi due mesi l’indice Comit aveva avuto una notevole reazione passando appunto da quel minimo di 424 del gennaio 1988 a 550 proprio di quel giorno di Marzo con un rialzo di circa il 30% in soli due mesi. E quella mattina tutto continuava a salire e saliva bene anche  l’ Assitalia assicurazioni, regina a quel tempo per quantità scambiate. Ugo disse: “ mi compro 1000 Assitalia e vado a fare lezione. Aspettatemi, perché tra un’ ora sarò di ritorno”. Le Assitalia furono acquistate al prezzo che passava in quel momento di 19500. Durante quell’ora il mercato però girò a tal punto che da fortemente positivo passò a negativo, con l’ Assitalia in perdita secca. Il ritorno di Ugo non si fece attendere e subito dopo aver finito la lezione di ragioneria era già al borsino con il sorriso sulle labbra di chi si aspetta il meglio. Puntò il monitor con un dito per cercare le Assitalia il cui passaggio non si fece attendere perché molto trattate. “ Assitalia, Assitalia, ecco l’ Assitalia” fece Ugo, “Assitalia 18500. Ah 18500” ripetè Ugo sospettoso, ma senza realizzare sul momento che cosa era effettivamente successo, pensando che fosse rimasta nel frattempo invariata, scambiando 18500 per 19500. Passarono non meno di 5, 10 secondi per realizzare e quando alla fine realizzò, emise ad alta voce una esclamazione mista a stupore ed incredulità: “18500 !?”. Ugo realizzò così che in una sola ora era andato in fumo lo stipendio di un mese di insegnamento. Ma Ugo non si dette per vinto e da un angolo della stanza, rivolto a tutti noi e con tono imperioso disse: “ Ora mi dovete pagare per tutto ciò che vi ho insegnato !” Tutto il borsino che fino allora era a malapena riuscito a trattenersi, scoppiò in una liberatoria e fragorosa risata ! Di queste storie tragicomiche e ricorrenti ne è pieno il mondo finanziario.

 

E come dice la Bibbia:

 

niente di nuovo sotto il sole, quel che è stato sarà, tutto ciò che si è fatto si rifarà ...” 

 

Ciò che è stato di nuovo accadrà, nell’uomo e così anche nella Borsa, perché la Borsa altro non è se non uno strumento manovrato dall’uomo

per i propri giochi, per i propri eccessi ed al fine anche per i

propri bisogni !

 

 

 

 

 

Vediamo adesso alcuni esempi pratici di

analisi grafica

in tempo reale …